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PUBBLICITA' OCCULTA I riferimenti ufologici nei messaggi promozionali e i loro influssi sulla nostra mentalità
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Così si punta sul “pensiero strategico”: l’emozione dell’avventura e dei grandi spazi per vendere un’auto, oppure come nello spot pubblicitario della Gilera si punta sottilmente sull’emozione che possono suscitare i “cerchi nel grano” (un fenomeno che si ricollega alla possibilità che presunti UFO lascino delle tracce durante gli atterraggi o il decollo sui terreni di mezzo mondo), piazzando il suo marchio su un arido campo di terra bruciata dal sole per vendere il proprio prodotto. I solchi nel terreno inquadrati dall’alto, due cerchi in parte sovrapposti, simbolo della Gilera, trasmettono sottilmente l’informazione relativa ad un argomento dibattuto da svariati anni dalla stampa e sul quale sono stati pubblicati numerosi libri da case editrici italiane ed estere. |
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Meno sofisticato e più diretto invece lo spot televisivo della Honda che commercializzava la nuova moto Honda Sky con degli improbabili alieni che ne apprezzano le prestazioni, sottintendendo che una civiltà tecnologicamente più progredita della nostra trova un mezzo così all’avanguardia “più divertente di un disco volante”, ricalcando una delle campagne pubblicitarie di alcuni anni fa della CAGIVA che aveva come immagine un alieno simile all’uomo ma con pelle verde ed orecchie vulcaniane. Si può affermare comunque che l’uso dell’alieno nelle campagne pubblicitarie è iniziato ufficialmente tempo addietro con il simpatico “ciri-biri” della Kodak, seguito a ruota un paio d’anni dopo dagli AGFA-UFO, una promozione di rullini fotografici ad alta definizione d’immagine. In questo caso le informazioni insite in entrambi i messaggi pubblicitari sono molteplici. L'alieno della Kodak ha facoltà telecinetiche e sposta, con il potere |
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della mente, il rullino nello speciale contenitore per farlo stampare solo su carta Kodak, sottintendendo come possibile la comunicazione diversa da quella verbale così come si potrebbe desumere dall’enorme quantità di rapporti ricevuti dai ricercatori di tutto il mondo. Mentre nell’altro messaggio, i rullini fotografici dell’Agfa sono talmente sensibili da riuscire a fotografare anche un UFO, cosa questa notoriamente difficile se non per caso o con le apparecchiature adatte. E’ proprio la capacità di sviluppare brillanti soluzioni creative, sorrette da rigorose strategie di comunicazione ed ancorate a precisi dati e ricerche di mercato, il tratto che più caratterizza lo stile e la filosofia comunicativa della pubblicità a cavallo dei due millenni. Uno stile che è possibile leggere nei singoli comunicati delle campagne che rivelano il sapiente ed innovativo uso delle tecniche di persuasione.
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Ma se è piuttosto facile inserire un' informazione nel contesto di uno spot televisivo, dove una breve sequenza di immagini in movimento racconta una storia o, se vogliamo, squarci di vita, non è altrettanto facile lanciare messaggi pubblicitari con mezzi diversi in cui l’immagine è costretta ad essere unica e statica.
Molto nota, per esempio, è la campagna pubblicitaria della SKF, un’azienda leader nel campo dei cuscinetti a sfera, che ha pubblicizzato il suo prodotto con un enorme cartellone illuminato nell’aeroporto di Madrid/Barajas, in Spagna. |
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Emblematica e piena di suspence l’immagine di una squadriglia di cuscinetti a sfera sullo sfondo di un cielo al tramonto, simili a tanti UFO in formazione, così come vengono segnalati nei rapporti provenienti da tutto il mondo. In questo caso l’informazione è conoscitiva, nel senso che presume che tutti recepiscano il messaggio e la relativa informazione insita in esso, come un dato scontato. Lo stesso accostamento è stato fatto da un’azienda italiana che produce filtri per auto, moto e veicoli industriali: la UFI, la quale con una campagna stampa sui maggiori quotidiani nazionali ha promosso, insieme al suo prodotto, l’informazione dell’esistenza certa degli UFO. |
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Più incisiva e senza possibilità di dar adito a dubbi, la campagna stampa della CESAME, un’altra azienda italiana leader nel campo dei sanitari, che inserisce un gruppo di UFO volteggianti in un improbabile bagno. Anche in questo caso insieme al prodotto si vende l’informazione: “non sono terrestri”.
Ma sui giornali si può ovviare alla costrizione dell’immagine singola utilizzando le strips, una serie di vignette che raccontano una storia quasi come uno spot televisivo. Così ha fatto la RICOH/Repromec con una strip fantascientifica dove i codici per la costruzione delle sue fotocopiatrici vengono recuperati dalle mani dei cattivi grazie a dei “terrestri” in astronave e distribuiti per tutta la galassia. |
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Molte delle aziende sopraccitate sono state le prime, insieme alla FIAT negli anni ’70, ad aver utilizzato il concetto di UFO o di alieni per promuovere il loro prodotto, in un momento in cui le informazioni relative all’argomento erano per la maggior parte del pubblico in Italia scarse, poco affidabili e di dubbia provenienza. Si può dire, quindi, che queste aziende sono state promotrici di concetti ed informazioni che hanno influenzato o stimolato l’opinione del pubblico. Ma è proprio così? Un dubbio giustificato rimane. Perché non sono le aziende a creare le immagini o i messaggi delle campagne promozionali ma le agenzie pubblicitarie nella persona dei cosiddetti creativi che, dopo aver immaginato e creato una serie di possibili messaggi pubblicitari, li sottopongono al proprio capo per l’approvazione, il quale a sua volta li sottopone al titolare o al Consiglio direttivo dell’azienda per la quale lavora. Tutto ciò, anche se espresso in forma semplificata, fa capire come la decisione o la scelta di un determinato messaggio pubblicitario non è mai esclusiva del singolo ma di una serie di persone o di gruppi che stabiliscono (di comune accordo, ma non sempre), quale idea può essere il miglior investimento per la commercializzazione del prodotto. |
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Da dove viene quindi l’input primario per “la semina” di queste idee tra il grande pubblico? I creativi sono apparentemente solo il mezzo. Quali meccanismi si mettono in moto per far sì che un gruppo di persone qualificate orienti la sua scelta di marketing, che tra l’altro ha un costo notevole sul budget delle aziende, utilizzando argomenti così “alieni”? I risultati delle analisi o indagini di mercato effettuate per testare i gusti o le aspettative dei possibili consumatori non sembrano giustificare questa tendenza – almeno in Italia. Esistono forse a livello di inconscio collettivo delle certezze di cui il grande pubblico non si rende conto?
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Notevole, proprio per queste implicazioni, per esempio, la campagna pubblicitaria dell’AMERICAN EXPRESS CARD abbinata a volti noti delle aziende italiane pubblicata su testate nazionali. Nel caso di nostro interesse, l’immagine di Michele Giglio, titolare di una prestigiosa catena di negozi di abbigliamento, presente anche in Giappone, proietta l’ombra di sè stesso trasformata in alieno con tanto di antennine, sullo sfondo di un gruppo di UFO volteggianti in cielo. Il logo non lascia adito a dubbi: “IL TREND SIAMO NOI”. Quest’immagine scelta tra le tante, uscite dalla mente di un creativo della Carat, una delle più importanti agenzie pubblicitarie, che ha superato l’approvazione del direttore dell’agenzia, dell’American Express e di Michele Giglio, conviene che il trend del futuro può avere una maggiore penetrazione se si avvale dell’immagine degli UFO e degli alieni. |
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Cosa ha spinto il proprietario di una catena di negozi a livello internazionale a trasformare parzialmente la propria immagine in quella di un alieno? Una particolare esperienza? Un desiderio palese? Sembra nulla di tutto ciò. Da una piccola indagine è saltata fuori la risposta: la semplice convinzione che da qualche parte essi esistono e se serve a vendere di più... perché no! Questo fenomeno, se così si può chiamare, non colpisce solo le aziende che devono commercializzare un prodotto tecnologicamente avanzato, come ad esempio ha fatto la SIEMENS per i suoi telefoni cellulari, mettendo in primo piano l'immagine di un UFO invece di quella del suo prodotto, come sarebbe stato più logico, ma colpisce anche enti privati che forniscono servizi finanziari. Simpatico, infatti, si può definire il messaggio pubblicitario della BANCA DI ROMA apparso sui giornali per comunicare “Incontri Ravvicinati con Oggetti di tutti i tipi” relativo ad una asta speciale di beni di valore. L’immagine trainante del messaggio è quella di tre UFO ambiguamente istoriati mentre si librano su uno sconfinato campo di grano proiettando la loro ombra. |
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In questo caso viene inserita un’informazione più complessa: UFO, incontri ravvicinati, cerchi nel grano e possibile scrittura aliena. Vi sono tutti gli elementi relativi al fenomeno che impazza da svariati decenni sul nostro pianeta e che coinvolge centinaia di scienziati e ricercatori. L’informazione insita nel messaggio pubblicitario segue mode, correnti e tendenze che galoppano contemporanee sul nostro pianeta. E’ proprio il caso di dire che la pubblicità ha avvicinato più di qualsiasi altro strumento genti e nazioni creando un quasi perfetto villaggio globale. Le sedi e le filiali delle grandi aziende sono dislocate ovunque in quei paesi dove il marketing è fiorente. Gli stessi messaggi pubblicitari durante la pianificazione di una campagna vengono tradotti nelle rispettive lingue di ogni singola nazione.
Il fenomeno dell’informazione relativa agli UFO ed agli alieni insita nel messaggio pubblicitario è quindi di portata internazionale. E’ comunque più facile trovarlo con aziende che producono articoli dove la tecnologia è un fattore fondamentale, come la QUIX, una società tedesca che produce avanzatissime agende elettroniche o la WUNEX, sempre tedesca, che produce componenti meccanici, che con aziende di prodotti diversi. |
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Che gli UFO e gli alieni siano delle realtà tecnologicamente più progredite della nostra, piuttosto che delle entità eteree ed evanescenti, è qualcosa di consolidato nell’immaginario collettivo della gente. Sono il simbolo di un futuro migliore, carico di promesse e nemmeno troppo lontano. Eliminando l’élite delle grandi e medie società commerciali, resta lo zoccolo duro delle piccole aziende, dove una ristretta nicchia di mercato sopravvive solo grazie alla volontà dei singoli titolari. Tra questi, incredibilmente, ritroviamo spesso i protagonisti di tanti avvistamenti UFO ed anche di alcune presunte abduction (rapimenti). L’esperienza vissuta, magari in tempi lontani, si è incisa indelebilmente nella loro memoria e ne ha condizionato pensieri ed atteggiamenti. Nulla di strano, dunque, se nel corso degli anni abbiano poi sviluppato un’attività commerciale che promuove nel messaggio la loro esperienza. Il logo della ditta stampato sulla carta con cui si avvolgono i pacchetti o l’immagine luminosa dell’insegna non è certo una forma di pubblicità visiva di grande impatto, ma ha la sua influenza su un certo tipo di consumatore, che molto spesso diventa cliente, ed acquisisce attraverso le “chiacchiere da banco” conoscenza del fenomeno e le opinioni di chi ha vissuto l’insolita esperienza. |
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Così, ecco che un negozio di articoli per neonato ha per logo UFO BABY, una semplice lavanderia diventa la “LAVANDERIA DEGLI UFO” ed un bar sulla litoranea di una città di provincia troneggia con l'insegna “UFO BAR”, ecc. Dietro tutto ciò, esiste quindi la volontà, più o meno inconscia, di informare gli altri dell’esperienza vissuta. In tal modo accade che delle cellule del nostra società ne influenzino delle altre per “contagio”. E come l’onda che si forma quando si lancia un sasso nello stagno, l’informazione circola a livelli diversi, specialmente in provincia dove a volte l’informazione nascosta nel messaggio pubblicitario di prestigio colpisce meno in quanto non vi sono né i parametri né la conoscenza per confrontarsi con il fenomeno UFO/alieni. |
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Un discorso a parte, invece, comporta la comunicazione interattiva: quell’informazione pubblicitaria diffusa via INTERNET, molto simile sotto certi aspetti a quella editoriale. In questo caso il target è mirato, cioè è diretto solo agli appassionati o ai curiosi del settore. Non sono molte le aziende che fanno marketing con gli UFO o gli alieni e certamente non sono dei colossi commerciali. Generalmente la loro forma di comunicazione pubblicitaria viene effettuata, oltre che a mezzo computer, attraverso il mailing – invio postale di brochure, depliant o volantini. Sono in realtà delle attività imprenditoriali che commercializzano gadgets, piccoli articoli che nella loro forma trasportano il messaggio. |
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Piccole aziende, secondo lo standard del marketing pubblicitario, ma molto ramificate nel mercato ufologico e turistico internazionale, queste società pioniere hanno avuto la possibilità di incrementare le vendite grazie alle illimitate possibilità che concede la pubblicità su Internet. E’ prevedibile quindi una maggiore espansione dell’informazione commerciale on-line e di conseguenza i contenuti ed i suoi messaggi più o meno nascosti su insolite realtà saranno di dominio pubblico a livello mondiale. Anche queste sono fondamenta di quel villaggio globale di cui ormai tanto si parla, a volte senza comprenderne bene a fondo le implicazioni. |
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Si potrebbe dire che la pubblicità è il mezzo di informazione delle masse. Nessun libro e nessuno scienziato riuscirà mai a trasmettere un’informazione a così tanta gente quanto può farlo un messaggio pubblicitario. Gli UFO ed i loro probabili occupanti si sono inseriti nel nostro bagaglio culturale a dispetto della loro difficile collocazione nella realtà più convenzionale ed ortodossa. La pressione dall’alto (avvistamenti, rapimenti, cerchi nel grano, mutilazioni di bestiame, ecc.) e la pressione dal basso (cinema, stampa, TV e pubblicità) stanno provocando quella trasformazione sociale di cui moltissimi, inclusi i detrattori del fenomeno UFO, non si rendono conto. L’evoluzione sul pensiero dell’uomo è una realtà in corso. |
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