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»ANSA  2008-02-26, 18:51

              NEI GHIACCI ARTICI L'ARCA DI NOE' DEI SEMI                

 

ROMA - E' sepolta nei ghiacci l'arca di Noé dei semi. Il deposito destinato a conservare e proteggere la biodiversità delle colture alimentari di tutto il mondo si trova immerso nei ghiacci dell'Artico, nel cuore di una montagna dell'arcipelago norvegese delle Svalbard. E' destinato a contenere 100 milioni di semi provenienti da 100 Paesi, assicurandone la conservazione, per migliaia di anni.

 

"Insieme ai movimenti internazionali per salvare le specie in via d'estinzione o preservare la foresta

pluviale del pianeta, è altrettanto importante per tutti noi conservare la diversità delle colture nel mondo per le generazioni future", ha detto il Nobel Wangari Maathai, che ha depositato i primi semi.

Ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione con il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg,

il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ed esperti di agricoltura di tutto il mondo.

 

Questa cassaforte della biodiversità, secondo gli esperti, potrebbe dimostrarsi indispensabile per far

ripartire la produzione agricola a livello regionale o mondiale in seguito a un disastro naturale o provocato dall'uomo. Anche nel peggiore scenario provocato dal riscaldamento globale, le stanze del deposito rimarranno congelate per almeno 200 anni. Per il direttore esecutivo del Fondo Mondiale per la Diversità delle Colture, Cary Fowler, "l'apertura del deposito di sementi segna una svolta storica nella protezione della diversità delle colture mondiali, ma il 50% della diversità unica conservata nelle banche di sementi rimane in pericolo. Stiamo cercando di salvare queste varietà".

Finanziato e costituito dalla Norvegia, il deposito è stato realizzato con il supporto operativo del Fondo

Mondiale per la Diversità delle Colture mentre la gestione della struttura è affidata al Centro nordico per le risorse genetiche (NordGen), che renderà disponibile on line una banca dati dei campioni di semi.

Vicino al villaggio di Longyearbyen, nell'isola di Spitsbergen, i semi sono conservati in tre stanze ad alta

sicurezza, scavate nel durissimo strato di terreno ghiacciato (permafrost), alle quali si accede alla fine di un tunnel lungo 125 metri. Per accedere al deposito bisogna superare quattro porte di acciaio chiuse

ermeticamente, le cui chiavi hanno codici diversi. All'esterno il deposito è circondato da una rete di sensori di movimento.

E' il freddo, con una temperatura di 18 gradi sotto zero, ad assicurare la conservazione dei semi, chiusi in

contenitori di alluminio sigillati. Freddo e umidità sono tali da conservare i semi vitali molto a lungo.

Si calcola ad esempio che quelli di orzo possono durare 2.000 anni, il grano 1.700, e il sorgo quasi 20.000

anni.

E' questa la struttura destinata a contenere i semi dei più importanti alimenti africani e asiatici come mais, riso, grano, fagioli e sorgo, ma anche varietà europee e latino americane, con melanzana, lattuga, orzo, e patata. Inizialmente i campioni destinati al deposito sono 268.000, ognuno dei quali può contenere centinaia di semi. In totale, i carichi di sementi finora messi al sicuro nel deposito ammontano a circa dieci tonnellate, custodite in 676 scatole.

 

 

 

 

da La Repubblica del 23/04/05, pag. 22 - Mondo

      Né inglese né americano
      il mondo parla il Globish

Che cos'é: il Globish è l'inglese parlato da persone non di madrelingua. E' un linguaggio imperfetto e semplificato. Regole grammaticali ridotte all'osso. E' la lingua che tra dieci anni, nel 2015, parleranno tre miliardi di persone, informa - ironia della sorte - il British Council. Nella storia dell'umanità non era mai accaduto che una lingua fosse parlata più come "seconda lingua" che dai "madrelingua". 

Esistono innumerevoli versioni del "broken English": lo Spanglish dei latino-americani (celebrato - in americano - da un recente film), l'Englog delle Filippine, il Japlish in Giappone, l'Hinglish in India, e così via.

Senonchè, a offrire una sorta di "inglese scorretto universale" arriva adesso un manuale che fin dal titolo suggerisce la soluzione: GLOBISH.

L'autore, Jean-Paul Nerrière, un programmatore di computer francese....

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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» ANSA, 2006-12-29 16:56

Maxi iceberg si stacca nell'Artico

Massa di 100 km quadrati alla deriva, causa effetto serra

(ANSA) - NEW YORK, 29 DIC - Un maxi iceberg si e' staccato da un'isola canadese dell'Artico e secondo gli scienziati l'effetto serra e' sul banco degli imputati. La massa di ghiaccio vasta oltre cento chilometri quadrati si e' staccata da un'isola a circa 700 chilometri dal Polo Nord. L'iceberg, che contiene ghiaccio vecchio di tremila anni, era uno dei sei maggiori ghiacciai dell'Artico canadese. 'E' un evento drammatico e inquietante', ha detto Warwick Vincent, un ricercatore della Laval University.

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